domenica 30 settembre 2007

GLI AUGURI DELLA BRIGATA FOLGORE AL MARESCIALLO LORENZO D'AURIA

La Folgore schierata in Piazzale El Alamein alla Caserma Vannucci, durante le celebrazioni della Festa di San Michele Arcangelo, ricorda con un lungo applauso il Maresciallo Lorenzo D’Auria. “Siamo vicini a lui che sta vivendo gli ultimi momenti della sua vita e che ha vissuto il freddo della paura. Siamo vicini a lui e alla sua famiglia”: sono le parole del Colonnello Renato Perrotti, che hanno trafitto il cuore dei presenti schierati. Volti commossi. “Lorenzo era il figlio ed il fratello maggiore che tutti avremmo voluto avere, un professionista nel suo lavoro. L’ho conosciuto a Viterbo quando è stato scelto per entrare nella Folgore”, racconta il Colonnello Luigi Melissano da poco in pensione. E lo fa senza nascondere l’emozione. “Un professionista silenzioso”, dice il Colonnello Renato Perrotti e lo dice con il cuore. La Folgore è vicina ai familiari del giovane con silenziosa solidarietà e con affetto. Ogni Paracadutista sente di avere un fratello in pericolo di morte. “Era un Paracadutista, quindi un Fratello”, dicono alla Vannucci. “Non ho ancora avuto il coraggio di parlare con i familiari”, dice un commilitone. E a Roma accanto a quel ragazzo che ha lavorato per la costruzione della pace ci sono la madre, la moglie ed un cugino. Il padre Mario, le cui dure dichiarazioni hanno fatto il giro del mondo, è rimasto a casa. Il Maresciallo Lorenzo D’Auria ha tre figli piccolissimi, Andrea di 3 anni, Alessio di 2 e Luca di 3 mesi. D’Auria abita da tempo a Rosignano con la moglie Francesca, sua coetanea, e i bambini, ed era tornato da poco tempo per abbracciare il più piccolo, Luca. Il destino ha voluto che fosse ferito a pochi giorni dalla fine della missione. Dopo la licenza di quindici giorni che aveva avuto per stare vicino a Luca, il suo periodo di impiego sarebbe terminato domenica 29 settembre. Nato a Cavazzona di Castelfranco in provincia di Modena, D’Auria, aveva frequentato la scuola superiore fino a 17 anni quando aveva scelto di partecipare, vincendolo, al concorso per Sottoufficiali dell’Esercito. Si era così trasferito alla Scuola di Guerra di Viterbo e dopo aver ottenuto i gradi aveva chiesto di entrare a far parte dei Paracadutisti della Folgore. A Livorno era così entrato in organico al 187º Reggimento di stanza alla Vannucci e da qui era poi transitato al prestigioso 9º Reggimento d’Assalto Col Moschin degli Incursori. Un periodo di attività relativamente breve e la scelta di entrare nei servizi segreti delle Forze Armate, il SISMI e il silenzio sulla sua attività. La sua missione in Afghanistan non era comunque la prima. Il Sottufficiale era stato infatti impiegato in tutte le operazioni più importanti: Iraq, Kosovo, Afghanistan ed aveva maturato una profonda conoscenza del suo lavoro che, unita ad una grande professionalità, aveva contribuito a farlo selezionare per le attività più delicate.

26 SETTEMBRE 2007: ATTERRATO ALL'AEROPORTO DI CIAMPINO IL VOLO DEI FERITI IN AFGHANISTAN

È atterrato all’Aeroporto Militare di Ciampino il Falcon dell’Aeronautica Militare con a bordo l’Agente del SISMI gravemente ferito. Un altro volo ha portato in Italia l’altro Sottufficiale italiano, ferito meno gravemente, e il collaboratore afgano che era stato preso in ostaggio con gli Italiani. Il portavoce dell’ISAF ha spiegato che i due Sottufficiali sono stati trasferiti dopo le cure ricevute in una base NATO. Da fonti militari emerge intanto che i proiettili che hanno colpito di due militari italiani sono stati esplosi dai rapitori e non dalle armi dei soldati italiani e inglesi che li hanno liberati. “Inizialmente non sapevamo se i due ostaggi fossero rimasti feriti da fuoco amico o nemico. È abbastanza chiaro ora che sono stati feriti da fuoco nemico”, ha detto all’Associated Press il Portavoce ISAF. “Ci sono informazioni secondo cui i Talebani stavano cercando di scappare dalle loro auto, si sono girati e hanno sparato sulle auto”, ferendo i due italiani, uno dei quali in modo grave, ha aggiunto il Maggiore Anthony, Portavoce dell’ISAF.

25 SETTEMBRE 2007: SI AGGRAVANO LE CONDIZIONI DEL FERITO GRAVE

Si sono aggravate le condizioni del militare italiano rimasto ferito nel blitz organizzato per liberarlo dai rapitori afgani. Il Sottufficiale del SISMI, ricoverato nell’ospedale della Marina Militare Inglese a Camp Bastion, nella provincia del Helmand, è tenuto in vita dal respiratore artificiale. A renderlo noto è stato un comunicato del Ministero della Difesa. La sua identità, per ragioni di sicurezza, continua a rimanere segreta. Si sa solamente che ha 30 anni. “Siamo molto preoccupati”, ha ammesso il Presidente del Consiglio Romano Prodi parlando ai giornalisti a New York. Durante il conflitto a fuoco che ha preceduto la liberazione, il militare è stato colpito al collo e alla testa da diverse raffiche di arma da fuoco. Restano invece stazionarie, ma non sono preoccupanti, le condizioni dell’altro militare italiano rapito e poi salvato grazie al blitz nel corso del quale è rimasto ferito alla clavicola. Prodi ha comunque ribadito di non avere rimorsi per aver ordinato l’operazione. “Eravamo coscienti dei rischi che correvamo ma qualsiasi alternativa sarebbe stata peggiore”, ha ripetuto. L’azione,. ha ricordato, “era necessaria ed era importante farla prima che i due militari italiani fossero portati in una zona dove non sarebbe stato più possibile riaverli. È stata una decisione veloce, immediata e io ho chiesto soltanto pochi minuti di riflessione. Quando ci sono queste situazioni bisogna assumersi le responsabilità, essere veloci a decidere e radunare tutte le informazioni possibili. È quello che abbiamo fatto”.

24 SETTEMBRE 2007: BLITZ DELLE FORZE SPECIALI PER LIBERARE I DUE AGENTI DEL SISMI

Il sequestro dei militari rapiti in Afghanistan il 22 settembre 2007 è finito: i due soldati italiani che erano stati sequestrati sabato sono infatti stati liberati a seguito di un blitz condotto nelle prime ore della mattinata da uomini delle forze speciali britanniche, i leggendari SAS, con la collaborazione di militari italiani del Col Moschin e del COMSUBIN. I due sono stati liberati nella provincia di Farah, la stessa in cui si erano perse le loro tracce. Nel corso dell’azione i due militari sono rimasti feriti, uno in modo serio. I due soldati, secondo quanto rende noto il Ministero della Difesa, Arturo Parisi, “sono attualmente trattati presso una struttura ospedaliera di ISAF”, la forza della NATO in Afghanistan. Le famiglie sono state informate della avvenuta liberazione dei loro congiunti. Il militare italiano che è in gravi condizioni (sarebbe stato raggiunto da colpi alla testa e al torace) è stato operato. Immediate le reazioni all’operazione militare che ha condotto alla loro liberazione: “È una dura sconfitta dei rapitori e quindi un ammonimento per il futuro”. ha detto Romano Prodi. Nello scontro avvenuto a seguito del blitz, otto-nove rapitori, tutti quelli presenti sul posto, sono rimasti uccisi. Soddisfatto per la liberazione, Parisi ha parlato al TG1 di “apprezzamento per chi si è impegnato in queste ore per ottenere il risultato” e di “trepidazione e vicinanza ai militari che sono purtroppo rimasti feriti e alle loro famiglie”. Il Ministro ha confermato che i due militari sono stati ricoverati e che uno “è ferito in forma lieve, l’altro non lieve. Attendiamo ulteriori informazioni”. “Non c’era alternativa al blitz militare perché i due soldati italiani erano in pericolo di vita”: lo ha spiegato il Ministro degli Esteri Massimo D’Alema commentando la liberazione dei due militari e liquidando le polemiche che la vicenda ha provocato. “Non so quali siano le reazioni in Italia”, ha detto il Ministro all’ingresso del Palazzo di Vetro, ma i due militari “erano in pericolo di vita imminente” e “non c’era nessuna alternativa al blitz per la liberazione”. Ecco come nella ricostruzione delle fonti ISAF si sarebbe svolto il blitz. Il SAS inglese e gli incursori dell’Esercito Italiano del 9° Reggimento Col Moschin e della Marina Militare del COMSUBIN sono piombati sui rapitori dei militari italiani dopo aver avuto la certezza che i due ostaggi si trovavano in un edificio adibito a prigione, nella zona di Farah. Sono arrivati in tanti, poco prima dell’alba, in elicottero; sono scesi sugli uomini di guardia con un colpo di mano rapidissimo. Eppure, i rapitori, gli uomini del Mullah Akthar Muhammad, hanno avuto il tempo di parare senza pietà sugli ostaggi che tenevano incatenati per i piedi. Le forze di ISAF, a loro volta, li hanno eliminati tutti. La vicenda del rapimento dei due Italiani aveva creato inizialmente imbarazzi all’interno dell’esecutivo per la fuga di notizie, diramate da fonti afgane, che aveva impedito la gestione dell’emergenza da un punto di vista puramente militare e di intelligence. Lo stesso Ministro della Difesa, Arturo Parisi aveva chiamato il Premier Prodi, in viaggio ufficiale all’estero, per lamentarsi delle procedure adottate. “Il risultato dell’operazione militare è stato una dura sconfitta dei rapitori e quindi un ammonimento per il futuro”, dice il Premier Romano Prodi commentando con i giornalisti a New York l’esito del blitz. “Sono state ore molto difficili nelle quali sono rimasto sempre in contatto con il Ministro della Difesa che, con tutta la sua squadra, ha operato sia in Italia che in Afghanistan”, ha aggiunto Prodi precisando che “il Ministro della Difesa oggi stesso risponderà in Parlamento per spiegare quanto è avvenuto”. Dopo aver ribadito che non c’è stata nessuna incertezza nella decisione di procedere con il blitz, Romano Prodi ha voluto esprimere “ammirazione e gratitudine per tutti coloro che hanno partecipato all’operazione”. Un’operazione, ha detto ancora, “che non è stato possibile fare al tramonto e che quindi è stata condotta questa mattina all’alba”. Prodi si è poi detto “molto preoccupato” per le condizioni del militare italiano ferito nel blitz in Afghanistan. Il soldato, ha detto il Presidente del Consiglio, è in “condizioni serie, ma i medici non hanno detto di più”.

martedì 4 settembre 2007

OPERAZIONE LEONTE: PARTE L'ARIETE

Sarà la Brigata corazzata Ariete a sostituire la Folgore nella missione dell’Onu Unifil-Leonte 3, in corso in Libano. I primi uomini partiranno nei prossimi giorni, subito dopo la cerimonia di saluto al battaglione logistico, in programma venerdì, alle 10.30, a Maniago, nella caserma Baldassarre, dov’è di stanza il reparto. Saranno presenti, tra gli altri, il comandante del primo comando Forze di difesa di Vittorio Veneto, Giovanni Ridinò, e il comandante dell’Ariete, Paolo Ruggiero.Il "logistico" sarà il primo, tra i reparti della Ariete a raggiungere la zona di operazioni assegnata al contingente italiano e a cominciare l’avvicendamento con i reparti della Folgore, prossimi alla fine del mandato. Il comando della Brigata e gli altri reparti – l’11º Reggimento bersaglieri, di Orcenico Superiore, il 10º Genio guastatori Cremona e il Reparto comando e trasmissioni di Pordenone – raggiungeranno il Libano nelle settimane successive e costituiranno la Joint Task Force “Lebanon-sector West”. Faranno parte del contingente nazionale, a guida Ariete, anche altri reparti, tra cui il 3º Savoia Cavalleria di Grosseto, e il 7º Reggimento trasmissioni di Sacile.