domenica 7 ottobre 2007

PREMIATO IL CAPORALMAGGIORE ALESSANDRO NONIS CHE EVITO' UN KAMIKAZE IN AFGHANISTAN

Alla presenza dei massimi vertici delle istituzioni e dei Corpi militari dello Stato, è stato assegnato al Caporalmaggiore Alessandro Nonis originario di San Vito al Tagliamento, Alpino della Brigata Julia di stanza a Venzone, il premio Bravo “Il coraggio per gli altri”. Impiegato in Afghanistan nell'Operazione “Praesidium” rimase ferito ad Herat, in un attentato kamikaze. Alessandro Nonis il 20 dicembre 2005 era impegnato, come conduttore, in servizio di scorta ad un convoglio che trasportava aiuti umanitari per la popolazione afgana. Grazie alla prontezza di riflessi il giovane alpino riuscì ad evitare l'impatto con l'automezzo condotto dall'attentatore, salvando con questa sua azione fulminea e determinante la vita a se stesso ed ai suoi compagni. L'iniziativa, giunta alla terza edizione, è stata istituita con il fine di concedere un riconoscimento pubblico agli appartenenti alle Forze Armate e ai Corpi dello Stato che si sono distinti per dedizione, altruismo, spirito di sacrificio e per l'attaccamento alle tradizioni del Corpo di appartenenza. La cerimonia si è tenuta all’Auditorium del Parco della Musica di Largo Luciano Berio, a Roma, nella Sala intitolata a Giuseppe Sinopoli. Per la prima volta è stata presentata una nuova composizione, “Eravamo in 19”, del maestro Franco Bagutti, scelta come canzone simbolo per le prossime edizioni del premio Bravo, dedicata ai caduti di Nassyria. Nonis ha ricevuto il premio Bravo dal presidente della commissione permanente di Difesa, Generale Luigi Ramponi. La statuetta, alta 21 cm, realizzata in metallo laminato in oro che poggia su una base marmorea, rappresenta "l'eroe moderno". "E’ stata una giornata significativa e memorabile per me – ha dichiarato – sono veramente commosso. Ricevere il premio Bravo mi rende orgoglioso di appartenere all’Esercito italiano. Ricordo tutto dell’Afghanistan e naturalmente quel 20 dicembre rimarrà impresso nella mia vita".

giovedì 4 ottobre 2007

DUE ANNI L'ASSASSINIO DELL'IMPRENDITORE ITALO-IRACHENO AYAD ANWAR WALI

Dal sito del Corriere della Sera (http://www.corriere.it/) del 5 ottobre 2004

E' morto Ayad Anuar Wali, l'uomo d'affari iracheno che viveva in Italia è stato assassinato probabilmente dagli stessi uomini che l'hanno rapito più di un mese fa.L'atroce conferma arriva direttamente dalla Farnesina. A dare l'annuncio era stata per prima la tv di Dubai Al Arabiya. La notizia viene diffusa con un annuncio urgente scritto nel centro dello schermo televisivo: «Un gruppo armato ha ucciso un italiano e un turco». Poco dopo l'agenzia France Presse dice di aver ricevuto un video girato il 2 ottobre scorso in cui due ostaggi bendati vengono fucilati alle spalle in una località sconosciuta dell'Iraq. Nel video un gruppo militante islamico afferma di aver sequestrato e ucciso «un turco e una spia italo-irachena». Nel video si vedono due uomini confessare che lavorano per i servizi di spionaggio israeliani, iraniani e turchi. «Il primo è un italiano, di origine irachena turcmena, e il suo nome è Ayad Anuar Wali, 44 anni. L'altro è un turco di nome Yalmaz Dabja, 33, anni» recita l'annuncio letto da uno dei sequestratori. A distanza di poche ore l'uccisione di Wali viene rivendicata dalle Brigate Abu Bakr. Lo rende noto l'emittente del Qatar Al Jazira. La televisione panaraba riferisce di aver ricevuto un video da un gruppo che si autodefinisce le Brigate Salafiste di Abu Bakr al Sidiq, e che afferma di aver ucciso un ostaggio italo iracheno e un turco, accusandoli di essere due spie. Un pezzo del video mandato in onda dalla tv mostra militanti armati vestiti di nero dietro a due ostaggi inginocchiati. «È stato ucciso perché era italiano, ma il governo non ha mai mosso un dito». È tra le lacrime che Emad Wali, fratello di Ayad Anwar Wali, commenta la notizia della morte del fratello appena confermatagli dalla Farnesina. Sulle cause della morte del fratello (indicato come spia dal gruppo integralista che ne ha rivendicato l'uccisione) e sul perché la vicenda abbia raggiunto un picco così tragico, Emad Wali dice ancora: «chiedete a Frattini perché è successo questo. Chiedete al presidente italiano; questo è il risultato perché nessuno ci ha aiutato». Ayad Anuar Wali era andato a Bagdad per vendere prodotti del Nord est. Come ha raccontato il fratello, l'avevano portato via mentre era collegato al telefono: era il 31 agosto scorso. Nato in Iraq, Ayad viveva e lavorava a Castelfranco Veneto dal 1980, dove aveva aperto uno studio per la sua attività, ma non aveva la cittadinanza italiana. Poi tempo fa aveva avviato, a Bagdad, un ufficio per la promozione di prodotti italiani nel mondo arabo. Nel gennaio 2004 il fratello Emad lo aveva raggiunto da Treviso per portargli cataloghi e listini delle ditte con cui lavorano, ed era subito ripartito per il Veneto. I due fratelli si erano sentiti per telefono fino a quel drammatico 31 agosto, giorno del sequestro. Da allora nessuno aveva avuto alcuna notizia dell'italo-iracheno. Tuttavia, non passava giorno che la sorella di Ajad, che risiede a Bagdad, non si recasse alla centrale di polizia per cercare di avere notizie del fratello. Un iracheno che lavorava per gli americani è stato trovato decapitato su una strada, a 80 km a ovest di Kirkuk. Lo ha annunciato un responsabile della polizia. «Il corpo è stato ritrovato verso le 16:00 (le 15:00 in Italia) all'incrocio Shorgat al-Zab. La testa decapitata era messa sulla schiena» del cadavere, ha detto il tenente colonnello Ahmed Obeidi. Secondo i primi elementi dell'inchiesta la vittima, Tahr Khodr, di 24 anni, «sembra essere un informatore delle forze americane», ha detto l'ufficiale. Un gruppo militante iracheno ha rilasciato due donne indonesiane rapite nei giorni scorsi insieme a sei cittadini iracheni e due libanesi. Le donne sono state accompagnate all'ambasciata degli Emirati Arabi Uniti a Bagdad, ha annunciato la tv statale degli Emirati che ha mostrato immagini delle due donne, vestite col velo, che apparivano in buona salute.

MORTO LORENZO D'AURIA

Non ce l’ha fatta Lorenzo D’Auria. L’Agente del SISMI gravemente ferito in Afghanistan durante il blitz deciso per liberarlo dai Talebani, è morto in mattinata nell’Ospedale Militare di Roma. Alcuni proiettili, forse esplosi dai colleghi inglesi durante lo scontro con i sequestratori, forse sparati dai banditi, ancora non è certo, lo avevano colpito alla testa il 24 settembre. Dopo le prime cure sul campo, il Maresciallo del SISMI era stato rimpatriato e ricoverato al Celio. Solo un respiratore lo ha tenuto in vita questi ultimi giorni. “È un figlio caduto per tutti noi”, ha detto il Presidente del Consiglio Romano Prodi. “Giovani come lui, ha aggiunto il Sottosegretario alla Difesa Lorenzo Forcieri nel corso di un’informativa al Senato, hanno evitato numerosi attacchi terroristici”. Il Ministro della Difesa Arturo Parisi ha incontrato la moglie e i genitori del militare “per esortarli, pur nel dolore, a ricordare con orgoglio il loro congiunto caduto durante una missione al servizio della sicurezza e della pace, che rimarrà per sempre nel ricordo di chi crede nella solidarietà tra i popoli”. Fra coloro che hanno già reso omaggio alla salma, l’Ammiraglio Bruno Branciforte, Capo del SISMI, e l’Ammiraglio Giampaolo Di Paola, capo di Stato Maggiore della Difesa. In segno di lutto, Camera e Senato hanno osservato un minuto di silenzio.

domenica 30 settembre 2007

UNA CAZNONE PER I CADUTI DI NASSIRYA

L'Orchestra Bagutti ha scritto una canzone, Eravamo in 19, dedicata ai caduti del 12 novembre 2003 a Nassirya. Dalle stupende parole e dalla bellissima musica, tutti gli Itaiani la dovrebbero conoscere, se non sentire almeno una volta nella loro vita.
ERAVAMO IN 19
Io avevo cieli azzurri
Nello sguardo e dentro al cuore
Con i sogni dei vent’anni
E il tuo sincero amore
Quel giorno son partito
In divisa da soldato
Con la fiamma e il tricolore
Ma non sono più tornato
Eravamo in 19 tutti quanti a Nassiriya
Per difendere la pace
E portar democrazia
Ma un giorno esplose il solo per fanatica follia
E si spense la mia luce
E volò la l’anima mia
E si spense la mia luce
E volò l’anima mia
Qui davanti alla mia sposa
Avvolto dentro a una bandiera
La mia anima riposa
Per donare un’alba chiara
S’è inchinato il Presidente
Mentre suonano il silenzio
E l’applauso della gente
Sale in cielo fino a me.
Eravamo in 19 tutti quanti a Nassiriya
Per difendere la pace
E portar democrazia
Ma un giorni esplose il sole
Per fanatica follia
E si spense la mia luce
E volò l’anima mia
E si spense la mia luce
Evolò l’anima mia
Nella sabbia sotto il sole
Un bel fiore nascerà
Con il sangue e col dolore
Per un nome: liberta!
Con il sangue e col dolore
Per un nome: libertà!

UNA CANZONE PER FABRIZIO QUATTROCCHI

Riportiamo qui il testo della canzone Così muore un Italiano del gruppo 2Cos e dedicata al sacrificio del nostro connazionale Fabrizio Quattrocchi, Medaglia d'Oro al Valore Civile alla Memoria, barbaramente assassinato in un luogo imprecisato dell'Iraq il 14 aprile 2004.
COSI’ MUORE UN ITALIANO
Fragile vita mia, in un secondo
te ne stai andando da questo mondo
non riesco neanche più a disprezzare
chi alla mia vita sta dando fine
Non ho più lacrime da versare
io sono un uomo che sa accettare
non mi interessa più la giustizia
il fucile punta già la mia testa
Non voglio sapere neanche il perché
se era destino che toccasse a me
le palpebre pesano sopra i miei occhi
e mi rassegno al fatto che mai più la rivedrò
E davanti a me c’è un grande prato di girasoli,
io disteso guardo su
ferite non ho e dagli affanni sono lontano
Così muore un Italiano
Sbiadite immagini nei pensieri
mi mostrano i pianti dei miei cari
troppo difficile rassegnarsi
gli direi com’è qui se potessi
Perché conoscevo le probabilità
sapevo dei rischi che questo lavoro ha
Dio mio tu perdonali anch’io lo farò
ti prego fai in modo che si ricordino di me
Da quando son qua
mi trovo a stare sopra le stelle
e dormo sulle nuvole
e ovunque io sia c’è Lui che mi accompagna per mano
E davanti a me c’è un grande prato di girasoli,
io disteso guardo su
ferite non ho e dagli affanni sono lontano
Così muore un italiano.
Questa la motivazione dell'onorificenza concessa il 13 marzo 2006 dal Presidente della Repubblica Carlo Azelio Ciampi: "Vittima di un brutale atto terroristico rivolto contro l'Italia, con eccezionale coraggio ed esemplare amor di Patria, affrontava la barbara esecuzione, tenendo alto il prestigio e l'onore del suo Paese. Iraq, 14 aprile 2004"