venerdì 19 ottobre 2007

NASCE EUROGENDFOR

Il ministro della Difesa Arturo Parisi è giunto oggi a Velsen (Olanda), dove, insieme ai rappresentanti dei governi di Francia, Olanda, Portogallo e Spagna, firmerà il Trattato istitutivo della Forza di gendarmeria europea denominata Eurogendfor (EGF). EGF, a cui partecipano forze di polizia a ordinamento militare, rappresenta una concreta testimonianza di cooperazione tra cinque Paesi europei determinati a contribuire allo sviluppo della politica europea di sicurezza e difesa attraverso l’istituzione di strutture multinazionali in grado di affrontare le situazioni di crisi con gli strumenti più adatti ai diversi scenari. L’Italia, che ha messo a disposizione la sede del quartier generale presso la Caserma "Generale A. Chinotto" di Vicenza, partecipa con l’Arma dei Carabinieri, che, oltre a fornire il contributo più rilevante in termini di personale, ha efficacemente contribuito all'elaborazione del progetto grazie alle esperienze acquisite nel corso delle attività all'estero svolte dalle proprie Multinational Specialized Unit. La proposta di costituire una Forza di gendarmeria europea è stata presentata a ottobre 2003, in occasione della riunione informale di Roma dei Ministri della Difesa dell'Unione Europea svoltasi nell’ambito della presidenza italiana della UE. Successivamente, a settembre 2004, i ministri dei Paesi aderenti hanno sottoscritto a Noordwijk (Olanda) la Dichiarazione di intenti per la costituzione della Forza, mentre a gennaio 2006 è stato inaugurato il quartier generale. A dicembre 2006 è stata dichiarata la “piena capacità operativa” di EGF. Eurogendfor può essere impiegata, in linea con quanto finora avvenuto per le Msu, per l'intero spettro delle operazioni di pace, con compiti di polizia militare, di coordinamento e cooperazione con unità di polizia locali o internazionali, di collaborazione con agenzie civili internazionali, nell’ambito delle iniziative della comunità internazionale per missioni di prevenzione, stabilizzazione e ricostruzione delle strutture statuali nelle aree di crisi. La Forza, che è primariamente a disposizione dell'Unione Europea, ma che potrà anche operare in favore dell'ONU, della NATO, dell'OSCE o di altri organismi e coalizioni internazionali, è aperta alla partecipazione di contingenti di polizia a status militare di altri Paesi dell’Unione Europea e, in caso di operazioni, al contributo di Paesi con adeguate capacità di polizia. La Caserma "Generale A. Chinotto" è anche sede del COESPU (Center of Excellence for Stability Police Units), dedicato alla formazione di capacità di polizia, in particolare ma non solo, di Stati africani, da impiegare in operazioni di pace a guida ONU.

martedì 16 ottobre 2007

ROMA: PRECIPITA ELICOTTERO DELLA POLIZIA DI STATO. DUE I MORTI

Un elicottero della polizia è caduto vicino a Roma durante un volo di addestramento. Il velivolo è precipitato nei pressi di via Solfatara, a poca distanza dalla stazione ferroviaria di Santa Palomba, vicino Pomezia. Nell'incidente sono morti sia il comandante del primo Reparto volo di Pratica di Mare, Giovanni Liguori, che il copilota, Eliano Falivene. Trasportato con urgenza al policlinico «Gemelli» di Roma, non ce l'ha fatta.
Anche se questa notizia non riguarda i militari italiani all'estero, la redazione del blog "Onore e Fedeltà" ha voluto informare tutti i lettori del tragico evento. E' altresì vicina alla Polizia e ai familiari delle due vittime.

martedì 9 ottobre 2007

ADDIO, LORENZO RAGAZZO SPLENDIDO

Una grande folla ha riempito il Duomo romanico di Modena per i funerali di Lorenzo D’Auria, il Maresciallo del SISMI morto in seguito alle ferite riportate durante il blitz che lo ha liberato, insieme ad un altro collega, in Afghanistan. Alla cerimonia si sono però affiancate le polemiche seguite alla denuncia del Sindaco di Modena per le scritte contro il Maresciallo scomparso apparse nei giorni scorsi sui muri della chiesa di S. Giovanni, in piazza Matteotti. “Parole, dice il sindaco, gravemente offensive della memoria di Lorenzo D’Auria”. La scritta è stata subito cancellata dai volontari di Vivere Sicuri e non ne è stato fatto cenno fino ad oggi per non interferire con la celebrazione delle esequie. La salma è arrivata a Modena accolta da un applauso. E un lungo applauso ne ha salutato anche l’uscita dalla chiesa al termine della funzione, celebrata dal Vescovo di Modena, Monsignor Benito Cocchi. “Tutti vogliamo la pace, ma ogni giorno accadono fatti e si creano situazioni che fanno svanire le illusioni delle facili proposte e fanno crescere la consapevolezza che siamo di fronte ad una difficile conquista, che richiede l’adesione di tutti”, ha detto il Vescovo durante l’omelia. Oltre al Ministro della Difesa ed alle più alte cariche militari dello Stato, ai funerali ha assistito anche tanta gente comune. In chiesa, con gli altri familiari, la moglie di Lorenzo D’Auria, Francesca, sposata in articulo mortis al Celio, insieme alla madre del Maresciallo, Angela. Il padre del Sottufficiale è invece rimasto fuori dalla chiesa. La salma è stata poi trasferita nel piccolo cimitero di Calcara di Crespellano, il comune al confine tra le province di Modena e Bologna dove la famiglia D’Auria si era trasferita dalla Campania e dove saranno sepolte le spoglie di Lorenzo. La denuncia del sindaco di Modena Giorgio Pighi per le scritte offensive apparse nei giorni scorsi è contro ignoti per “apologia di delitto e danneggiamento aggravato”. “Di fronte al dolore dei genitori e dei famigliari, con l’immagine scolpita della giovane vedova con in braccio il bambino di pochi mesi e col pensiero degli altri due figli ancora in tenera età rimasti senza padre, ha dichiarato Pighi, credo non si possa tollerare un gesto di tale vigliaccheria. Credo che si debba fare il possibile per individuare i responsabili e quindi procedere con decisione e severità”.

domenica 7 ottobre 2007

PREMIATO IL CAPORALMAGGIORE ALESSANDRO NONIS CHE EVITO' UN KAMIKAZE IN AFGHANISTAN

Alla presenza dei massimi vertici delle istituzioni e dei Corpi militari dello Stato, è stato assegnato al Caporalmaggiore Alessandro Nonis originario di San Vito al Tagliamento, Alpino della Brigata Julia di stanza a Venzone, il premio Bravo “Il coraggio per gli altri”. Impiegato in Afghanistan nell'Operazione “Praesidium” rimase ferito ad Herat, in un attentato kamikaze. Alessandro Nonis il 20 dicembre 2005 era impegnato, come conduttore, in servizio di scorta ad un convoglio che trasportava aiuti umanitari per la popolazione afgana. Grazie alla prontezza di riflessi il giovane alpino riuscì ad evitare l'impatto con l'automezzo condotto dall'attentatore, salvando con questa sua azione fulminea e determinante la vita a se stesso ed ai suoi compagni. L'iniziativa, giunta alla terza edizione, è stata istituita con il fine di concedere un riconoscimento pubblico agli appartenenti alle Forze Armate e ai Corpi dello Stato che si sono distinti per dedizione, altruismo, spirito di sacrificio e per l'attaccamento alle tradizioni del Corpo di appartenenza. La cerimonia si è tenuta all’Auditorium del Parco della Musica di Largo Luciano Berio, a Roma, nella Sala intitolata a Giuseppe Sinopoli. Per la prima volta è stata presentata una nuova composizione, “Eravamo in 19”, del maestro Franco Bagutti, scelta come canzone simbolo per le prossime edizioni del premio Bravo, dedicata ai caduti di Nassyria. Nonis ha ricevuto il premio Bravo dal presidente della commissione permanente di Difesa, Generale Luigi Ramponi. La statuetta, alta 21 cm, realizzata in metallo laminato in oro che poggia su una base marmorea, rappresenta "l'eroe moderno". "E’ stata una giornata significativa e memorabile per me – ha dichiarato – sono veramente commosso. Ricevere il premio Bravo mi rende orgoglioso di appartenere all’Esercito italiano. Ricordo tutto dell’Afghanistan e naturalmente quel 20 dicembre rimarrà impresso nella mia vita".

giovedì 4 ottobre 2007

DUE ANNI L'ASSASSINIO DELL'IMPRENDITORE ITALO-IRACHENO AYAD ANWAR WALI

Dal sito del Corriere della Sera (http://www.corriere.it/) del 5 ottobre 2004

E' morto Ayad Anuar Wali, l'uomo d'affari iracheno che viveva in Italia è stato assassinato probabilmente dagli stessi uomini che l'hanno rapito più di un mese fa.L'atroce conferma arriva direttamente dalla Farnesina. A dare l'annuncio era stata per prima la tv di Dubai Al Arabiya. La notizia viene diffusa con un annuncio urgente scritto nel centro dello schermo televisivo: «Un gruppo armato ha ucciso un italiano e un turco». Poco dopo l'agenzia France Presse dice di aver ricevuto un video girato il 2 ottobre scorso in cui due ostaggi bendati vengono fucilati alle spalle in una località sconosciuta dell'Iraq. Nel video un gruppo militante islamico afferma di aver sequestrato e ucciso «un turco e una spia italo-irachena». Nel video si vedono due uomini confessare che lavorano per i servizi di spionaggio israeliani, iraniani e turchi. «Il primo è un italiano, di origine irachena turcmena, e il suo nome è Ayad Anuar Wali, 44 anni. L'altro è un turco di nome Yalmaz Dabja, 33, anni» recita l'annuncio letto da uno dei sequestratori. A distanza di poche ore l'uccisione di Wali viene rivendicata dalle Brigate Abu Bakr. Lo rende noto l'emittente del Qatar Al Jazira. La televisione panaraba riferisce di aver ricevuto un video da un gruppo che si autodefinisce le Brigate Salafiste di Abu Bakr al Sidiq, e che afferma di aver ucciso un ostaggio italo iracheno e un turco, accusandoli di essere due spie. Un pezzo del video mandato in onda dalla tv mostra militanti armati vestiti di nero dietro a due ostaggi inginocchiati. «È stato ucciso perché era italiano, ma il governo non ha mai mosso un dito». È tra le lacrime che Emad Wali, fratello di Ayad Anwar Wali, commenta la notizia della morte del fratello appena confermatagli dalla Farnesina. Sulle cause della morte del fratello (indicato come spia dal gruppo integralista che ne ha rivendicato l'uccisione) e sul perché la vicenda abbia raggiunto un picco così tragico, Emad Wali dice ancora: «chiedete a Frattini perché è successo questo. Chiedete al presidente italiano; questo è il risultato perché nessuno ci ha aiutato». Ayad Anuar Wali era andato a Bagdad per vendere prodotti del Nord est. Come ha raccontato il fratello, l'avevano portato via mentre era collegato al telefono: era il 31 agosto scorso. Nato in Iraq, Ayad viveva e lavorava a Castelfranco Veneto dal 1980, dove aveva aperto uno studio per la sua attività, ma non aveva la cittadinanza italiana. Poi tempo fa aveva avviato, a Bagdad, un ufficio per la promozione di prodotti italiani nel mondo arabo. Nel gennaio 2004 il fratello Emad lo aveva raggiunto da Treviso per portargli cataloghi e listini delle ditte con cui lavorano, ed era subito ripartito per il Veneto. I due fratelli si erano sentiti per telefono fino a quel drammatico 31 agosto, giorno del sequestro. Da allora nessuno aveva avuto alcuna notizia dell'italo-iracheno. Tuttavia, non passava giorno che la sorella di Ajad, che risiede a Bagdad, non si recasse alla centrale di polizia per cercare di avere notizie del fratello. Un iracheno che lavorava per gli americani è stato trovato decapitato su una strada, a 80 km a ovest di Kirkuk. Lo ha annunciato un responsabile della polizia. «Il corpo è stato ritrovato verso le 16:00 (le 15:00 in Italia) all'incrocio Shorgat al-Zab. La testa decapitata era messa sulla schiena» del cadavere, ha detto il tenente colonnello Ahmed Obeidi. Secondo i primi elementi dell'inchiesta la vittima, Tahr Khodr, di 24 anni, «sembra essere un informatore delle forze americane», ha detto l'ufficiale. Un gruppo militante iracheno ha rilasciato due donne indonesiane rapite nei giorni scorsi insieme a sei cittadini iracheni e due libanesi. Le donne sono state accompagnate all'ambasciata degli Emirati Arabi Uniti a Bagdad, ha annunciato la tv statale degli Emirati che ha mostrato immagini delle due donne, vestite col velo, che apparivano in buona salute.