«Hanno vissuto insieme, hanno lavorato insieme, hanno dormito insieme come spesso accade nei teatri di guerra, hanno condiviso i giorni di riposo». E sono morti insieme. Per questo li hanno sepolti nella stessa tomba nel cimitero di Salt Creek, a Dallas, Oregon. Il caporale Kory Wiens e «sergente» Cooper sono saltati per aria il 6 luglio a Muhammad Sath, Iraq. Erano in pattuglia a caccia di ordigni nascosti. Una di queste trappole esplosive - conosciute come Ied - li ha fatti a pezzi. Wiens era un geniere ventenne del reparto cinofilo, Cooper un magnifico labrador di quattro anni. Negli annali del Pentagono saranno ricordati come la prima coppia di cane e istruttore «caduti in azione» dal conflitto del Vietnam. Un triste record che non placa il dolore degli amici ma serve a ricordare una tradizione. Quella dei militari cinofili impegnati sui mille fronti. E infatti il caporale Wiens non era per caso nell' unità sminatori della I Brigata. Il suo nome - Kory - era quello del nonno che durante il conflitto in Corea svolgeva la stessa missione: cacciatore di bombe con l' aiuto di un cane. Ai parenti del soldato è sembrato giusto tumulare Kory e il suo «miglior amico» insieme. Perché - ha spiegato un ufficiale - Wiens chiamava il labrador «mio figlio». E in fondo lo aveva allevato come se lo fosse davvero. «Cooper era davvero giovane quando è stato affidato a Kory - ha ricordato il reverendo Ron -. Non conosceva neppure un comando, non era abituato a obbedire, una cosa abbastanza comune con i bambini». Il caporale ha plasmato il cane, addestrandolo a scoprire bombe, insidie, trucchi fino a farlo diventare un animale da guerra. E con altri 578 «dog team» sono partiti. Chi in Iraq, chi in Afghanistan. Un compito difficile quello delle unità cinofile, spesso in prima linea per neutralizzare quella che è la principale causa di perdite nelle forze statunitensi. Il funerale di Wiens a Cooper è stato commovente. C' era l' intera comunità della zona allineata lungo la via che porta al cimitero. A far da scorta i motociclisti della Patriot Guard Riders, un' associazione creata in onore dei caduti. Un picchetto ha sparato 21 salve suscitando i latrati di molti cani che accompagnavano membri delle unità cinofile. C' erano i «dog team» della Marina, dell' Aviazione, dei Marines e quelli della polizia arrivati dopo un invito lanciato su diversi siti Internet. Il reverendo Ron Sutter ha pronunciato una breve orazione funebre per sottolineare la forza del legame tra Kory e il suo labrador. Un vincolo che è la chiave del team e che li ha portati incontro alla morte. «Una fine strana e inusuale - ha commentato un veterano presente -. È raro che muoiano entrambi». Di solito chi ci lascia la pelle è il cane. Tocca a lui fiutare la pista, segnalare la presenza di qualcosa di sospetto. È sufficiente che smuova un po' di terra e la Ied deflagra. Sono ordigni instabili, artigianali. Per questo vengono usati reparti cinofili, spesso accompagnati da robottini cingolati o da poderosi blindati. Ma come ben sanno gli ufficiali sul campo, quelli abituati a mangiare polvere, sono gli occhi dei soldati e la preparazione del cane a fare la differenza. Specie se hai davanti un avversario abile nel mimetizzare se stesso tra la popolazione e nascondere ordigni ovunque, compresa la carcassa di un animale. Un cane addestrato può individuare la minaccia nel 98% dei casi, un dato considerato eccellente dal Pentagono. In Iraq li impiegano anche 12 ore al giorno, garantendogli però una pausa di 48 ore. A Bagdad hanno anche aperto un ambulatorio veterinario che si occupa dei tanti feriti. In genere gli animali sono curati per emorragie, shock da esplosioni, fratture. I cani da guerra costano: circa 3 mila euro. Gli americani e gli israeliani - altro esercito che ne fa grande uso - li comprano in allevamenti europei quando hanno un' età compresa tra i 12 e i 36 mesi. Poi il Pentagono li spedisce alla base di Lackland (Texas) per un corso di 5 mesi. Infine sono pronti per la prova del fuoco. I cuccioloni si trasformano in guerrieri, diventando una cosa sola con i loro istruttori. Batteranno insieme un lungo sentiero che potrebbe non dividersi mai. Così è stato per il caporale Wiens e «sergente» Cooper.
mercoledì 25 luglio 2007
MUORE CAPITANO DI FREGATA AL RIENTRO DALL'OPERAZIONE LEONTE
Il capitano di fregata Stefano Cappellaro, 46 anni, comandante del Battaglione Grado del reggimento San Marco e veterano di tante missioni all' estero, l'ultima della quale in Libano, è morto la notte scorsa per un tumore. Cappellaro, originario di Venezia, è deceduto a Brindisi - sede del 'San Marco' - in seguito a una malattia che si è manifestata dopo il suo ritorno dal Libano, dove l'ufficiale ha partecipato alla fase iniziale dell'operazione Leonte, da settembre a novembre 2006. Il battaglione comandato da Cappellaro aveva come base Marakah, la località libanese oggetto anche di una interpellanza parlamentare per i presunti rischi alla salute dei militari per la vicinanza di una ex discarica. Rischi, però, che i sopralluoghi compiuti dal personale specializzato avrebbero escluso. Un altro militare italiano reduce dal Libano, paracadutista del 186, è stato di recente rimpatriato dopo che gli era stato diagnosticato un tumore: in questo caso si è parlato di presunta contaminazione da uranio impoverito, anche se la causa della malattia non è stata accertata. Tuttavia, quello del parà (attualmente ricoverato in Italia), non sarebbe un caso isolato: anche altri militari che hanno partecipato alla missione in Libano, proprio del reggimento San Marco, sarebbero attualmente in cura per forme tumorali e problemi alla tiroide. Il capitano di fregata Cappellaro, che lascia la moglie e due figlie, era un ufficiale di grande esperienza (decorato anche con croce di bronzo al merito) e con all'attivo le missioni più delicate, dalla Somalia all'Albania, dal Kosovo all'Iraq. I funerali sono in programma per domani; la camera ardente è stata allestita nella caserma 'Carlotto' di Brindisi.
giovedì 12 luglio 2007
UN ITALIANO AL QUARTIER GENERALE DELLA NATO A NORFOLK
L'Ammiraglio Zappata assume incarico di vice comandante presso il quartier generale NATO di Norfolk. Lo scorso 2 luglio nel corso di una cerimonia tenuta presso il Supreme Allied Commander Trasformation (SACT) di Norfolk (USA), l’Ammiraglio di Squadra Luciano Zappata ha assunto l’incarico di vice comandante del Comando NATO in sostituzione dell’Amm. Stanhope (UK Navy).L’Amm. Zappata, primo italiano ad assumere il prestigioso mandato, proviene dallo Stato Maggiore della Marina dove ricopriva la posizione di sottocapo di Stato Maggiore ed in precedenza aveva ricoperto, fra i vari incarichi di rilievo, la posizione di Capo di Stato Maggiore del Comando in Capo della Squadra Navale e successivamente Capo Ufficio dell’Ufficio Coordinamento Generale e Vice Ispettore presso l’ispettorato Navale per il supporto Logistico e dei Fari.VISITA DEL GENERALE FRANZE' IN LIBANO
Il comandante delle unità mobili e specializzate dei carabinieri, generale Michele Franzé, ha compiuto ad inizio una breve visita in Libano, dove ha incontrato a Naqura il generale Claudio Graziano, comandante in capo dell'Unifil, la forza Onu schierata nel sud del paese. Nel corso della visita, Franzé ha avuto un incontro nella base di Tibnin anche con il generale Maurizio Fioravanti, comandante del contingente italiano dell'Unifil, e si è inoltre recato nelle altre due basi di Maraka e Shama. Quella di Franzé è stata la prima visita all'Unifil di un alto ufficiale dell'arma dei carabinieri, che assicura settanta dei circa 2.500 militari del contingente italiano, il maggiore della forza Onu.mercoledì 4 luglio 2007
CROCI D'ONORE A GIORGIO LANGELLA E VINCENZO CARDELLA
Il 12 dicembre 2006 sono state conferita, con una solenne cerimonia, due Croci d'Onore alla Memoria: al Caporalmaggiore Capo Scelto Giorgio Langella e al 1° Caporalmaggiore Vincenzo Cardella, caduti nell'attentato del 26 settembre 2006 a Kabul.
Motivazione della Croce d'Onore concessa al Caporalmaggiore Capo Scelto Giorgio Langella: Volontario della Brigata Taurinense dalle bellissime qualità morali e professionali, comandato in missione di pace nel teatro afgano, si prodigava, supportato da grande esperienza, con perizia ed efficacia per il pieno assolvimento della missione. Il 26 settembre 2006, nel corso di una delicata ed importante attività di controllo del territorio in un'area ad alto rischio, a causa dell'esplosione di un ordigno occultato proditoriamente da mano ignota, che coinvolgeva il mezzo blindato sul quale si trovava, immolava la sua giovane vita nell'adempimento del dovere.
Motivazione della Croce d'Onore concessa al 1° Caporalmaggiore Vincenzo Cardella: Giovane volontario della Brigata Taurinense dalle bellissime qualità morali e professionali, comandato in missione di pace nel teatro afghano, si prodigava con grande perizia ed efficacia per il pieno assolvimento della missione. Il 26 settembre 2006, nel corso di una delicata ed importante attività di controllo del territorio in un'area ad alto rischio, rimaneva gravemente ferito a causa dell'esplosione di un ordigno occultato proditoriamente da mano ignota. Pochi giorni dopo, a causa della gravità delle ferite, perdeva la sua giovane vita nell'adempimento del dovere.
Motivazione della Croce d'Onore concessa al Caporalmaggiore Capo Scelto Giorgio Langella: Volontario della Brigata Taurinense dalle bellissime qualità morali e professionali, comandato in missione di pace nel teatro afgano, si prodigava, supportato da grande esperienza, con perizia ed efficacia per il pieno assolvimento della missione. Il 26 settembre 2006, nel corso di una delicata ed importante attività di controllo del territorio in un'area ad alto rischio, a causa dell'esplosione di un ordigno occultato proditoriamente da mano ignota, che coinvolgeva il mezzo blindato sul quale si trovava, immolava la sua giovane vita nell'adempimento del dovere.Kabul, Afghanistan, 26 settembre 2006
Motivazione della Croce d'Onore concessa al 1° Caporalmaggiore Vincenzo Cardella: Giovane volontario della Brigata Taurinense dalle bellissime qualità morali e professionali, comandato in missione di pace nel teatro afghano, si prodigava con grande perizia ed efficacia per il pieno assolvimento della missione. Il 26 settembre 2006, nel corso di una delicata ed importante attività di controllo del territorio in un'area ad alto rischio, rimaneva gravemente ferito a causa dell'esplosione di un ordigno occultato proditoriamente da mano ignota. Pochi giorni dopo, a causa della gravità delle ferite, perdeva la sua giovane vita nell'adempimento del dovere.Kabul, Afghanistan, 30 settembre 2006
Iscriviti a:
Post (Atom)