Erano due sottufficiali di Mari Commi, uno dei dipartimenti della base spezzina della Marina Militare Italiana, i due giovani militari rimasti uccisi in un incidente stradale ieri alla Spezia. Emiliano Colenna, sposato, era originario di Lecce. Antioco Salidu veniva da Cagliari. Entrambi avevano poco più di trent'anni, e stavano raggiungendo il posto di lavoro. I due corpi, coperti da un telo, sono rimasti in strada dalle 6.30 alle 9.30, il tempo necessario alle operazioni di trasferimento all'obitorio. Sul posto sono arrivati i vertici della Marina della Spezia, ed il cappellano militare. I rilievi sono stati effettuati dagli agenti della polstrada coadiuvati dai vigili urbani e dai carabinieri. Secondo quanto accertato, c'é stato uno scontro violento fra l'ambulanza della Cri che procedeva verso l'ospedale, in arrivo dalla Galleria Spallanzani, e lo scooter dei due giovani, che arrivavano in perpendicolare dalla centrale via Vittorio Veneto. Mentre l'autista dell'autobus a fianco dello scooter ha visto l'ambulanza e si è fermato, il conducente del ciclomotore aveva visibilità ridotta. Non c'é stato nemmeno il tempo di una frenata. Vani i tentativi di rianimazione. Il medico legale ha constatato gli avvenuti decessi ed il magistrato ha reso il nulla osta per il trasferimento dei corpi.
martedì 4 dicembre 2007
domenica 2 dicembre 2007
PRONTA LA NUOVA PORTAEREI CAVOUR
Per qualcuno l’aggettivo ‘storico’ potrebbe anche sembrare eccessivo. Resta il fatto che quella del prossimo 18 dicembre si presenta come una data a dir poco importante; quel giorno infatti, si assisterà alla consegna della portaerei Cavour alla Marina militare. In realtà si tratta di una consegna puramente amministrativa visto che l’ingresso in squadra è previsto entro la prima metà del prossimo anno e dopo un ulteriore periodo di prove presso la sede produttiva Fincantieri di Muggiano; al loro termine, l’unità raggiungerà l’Arsenale di Taranto dove nel 2009, inquadrata nel Comando forze di altura (Comforal), verrà conseguita la piena operatività. Il tutto a compimento di un processo che ha avuto inizio diverso tempo fa. Si era all’inizio degli anni 90 e già all’epoca la Marina aveva compreso quanto fosse importante disporre di una grande unità con la quale sostituire l’incrociatore Vittorio Veneto. Per quella che di lì a poco sarebbe diventata la Nuova unità maggiore (Num), venivano così elaborati più progetti che spaziavano da quelli focalizzati sul ruolo di portaerei fino ad altri incentrati su una piattaforma con spiccate capacità anfibie, con tanto di bacino allagabile, elevato numero di soldati imbarcati e ridotte installazioni aeronautiche. Con il tempo il progetto è stato affinato, fino a giungere all’attuale configurazione: quella di una vera e propria nave portaerei che, tuttavia, conserva una certa flessibilità operativa. Si era intanto arrivati al 2000 quando, con la firma del contatto con Fincantieri, prese definitivamente il via il programma. L’anno successivo ebbe inizio la costruzione, con il varo che giungeva il 20 luglio del 2004; e così come il varo vide la presenza dell’allora presidente della Repubblica Ciampi (il quale peraltro giocò un ruolo di primissimo piano nella scelta del nome), adesso la consegna dell’unità potrebbe avvenire alla presenza dell’attuale presidente Napolitano. Resta da notare come alla luce del ritardo accumulato, complici anche le croniche ristrettezze finanziarie, il Cavour è oramai in realtà destinato ad affiancare, e in prospettiva sostituire, l’omologo Garibaldi. Ma questa unità merita anche di essere segnalata per un primato: quello della più grande nave militare costruita in Italia dalla fine della seconda guerra mondiale. Una lunghezza fuori tutto di 244 metri, una larghezza massima di 39 metri - imposti dal passaggio dal ponte di Taranto - e un’immersione di quasi nove metri; il tutto per un dislocamento di 27.100 tonnellate a pieno carico. A muovere questa ‘massa d’acciaio’ ci pensano quattro turbine a gas Lm2500, per una potenza complessiva di 88 Mw, che agiscono su due assi con eliche a cinque pale capaci di imprimerle una velocità massima continuativa di 28 nodi; l’autonomia risulta pari a 7.000 miglia alla velocità di 16 nodi, mentre la produzione di energia elettrica è assicurata da sei diesel-generatori e due gruppi generatore-asse per un totale di 17,6 Mw. Valori dimensionali importanti che si riflettono su altri due elementi essenziali: il ponte di volo e l’hangar. Il primo ha sei spot di decollo per elicotteri - più uno Sar (Search and rescue) - e una pista di decollo con uno sky-jump per gli aerei Stovl (Short take-off vertical landing) con elevazione di 12°, nonché aree di parcheggio per otto aeromobili. Il secondo ha la particolarità di essere riconfigurabile potendo infatti ospitare 12 elicotteri o otto aerei oppure diverse combinazioni di mezzi: 24 carri armati Ariete o 50 veicoli medi quali Aav-7, Dardo, Centauro e Freccia o 100 veicoli leggeri come Puma, Lince e Vm-90 o, ancora, tre Lvtp (Landing vehicle transport personnel). Tutti mezzi che possono essere sbarcati tramite due rampe - per carichi da 60 ton. - poste a prua e sul lato di dritta della nave e movimentati, assieme agli aeromobili e a materiali in genere, da quattro elevatori. Se a ciò aggiungiamo che oltre ai 451 uomini di equipaggio, ai 203 del gruppo di volo, ai 140 del comando complesso, sono presenti alloggi per 416 (di cui 91 in emergenza) altri soldati, si capisce bene quanto la polivalenza sia una caratteristica importante di questa unità. Si può infatti passare da una configurazione di portaerei pura, con 12 aerei (Av-8b, in futuro F-35b) e otto elicotteri (Eh-101, nelle sue diverse versioni, Sh-3d e in futuro Nh-90), aumentabili ulteriormente in caso di necessità fino a 24 o anche 30 se solo elicotteri, a una sorta di Lph (Landing platform helicopter) in grado di condurre eli-assalti. Da rilevare inoltre come, grazie all’elevato livello di automazione e all’avanzato sistema di gestione, controllo e sicurezza della piattaforma sia stato possibile contenere il numero degli uomini dell’equipaggio i quali, tra l’altro, godono di standard abitativi molto elevati. Il sistema di combattimento - oggetto di un contratto separato - integra i numerosi sensori di bordo con i sistemi d’arma preposti alla difesa dell’unità. Tra i primi si segnalano un radar multifunzione per la sorveglianza aerea e di superficie (che si occupa anche del controllo dei missili), uno per quella aerea a lunga portata, uno di superficie a corto-medio raggio, uno per il controllo delle operazioni aeree, uno di navigazione e, infine, i due apparati radar elettro-ottici per i pezzi di medio calibro; sono inoltre presenti un sonar a scafo e un sistema per la sorveglianza aerea e di superficie Ir (Infra-red). A contrastare le minacce dirette verso il Cavour provvedono poi due sistemi di lancio verticale a 16 celle ciascuno per missili Aster 15, due pezzi da 76/62 mm Super rapido e tre pezzi da 25/80 mm. Completano l’insieme dei sistemi di difesa due lanciatori per inganni anti-missile e altrettanti lanciatori per quelli antisiluro, nonché un sistema di guerra elettronica. Particolare attenzione è stata inoltre riposta nella suite di apparati di comunicazione, con un sistema integrato che serve anche l’ampio centro di comando posto sotto l’isola, fondamentale proprio per lo svolgimento delle funzioni di nave sede-comando. In conclusione, ciò che si evince da queste brevi note è che quella che sta per entrare in servizio con la Marina militare è un’unità tecnologicamente valida e flessibile. Un importante assetto operativo non solo per la Marina stessa ma anche per le altre forze armate; basti pensare, in questo senso, alla Forza di proiezione dal mare e a quale importante contributo possa fornire a questa componente una piattaforma utilizzabile in contesti anche diversi e comunque impegnativi. Considerazioni che non mutano di fronte alle polemiche che stanno già da qualche tempo accompagnando il Cavour. Due sono gli aspetti maggiormente criticati: il costo finale - che dovrebbe raggiungere gli 1,5 miliardi di euro circa - e le capacità ritenute fin troppo offensive. Per ciò che riguarda il secondo aspetto, occorre subito rimarcare come le caratteristiche complessive di questa unità potranno tornare utili, oltre che in ambito nazionale, anche nell’ambito di operazioni a carattere multinazionali, siano esse in ambito Nato, Onu o Ue, contribuendo a rendere in nostro Paese pienamente partecipe delle decisioni prese in tali ambiti. Per quanto riguarda il primo invece, occorre ricordare come l’anomalia non sia rappresentata tanto dal costo elevato della nave quanto piuttosto dalle scarse risorse a disposizione della Difesa. Così scarse da far sembrare avventate certe scelte che al contrario, in un contesto normale, risulterebbero del tutto comprensibili e del tutto coerenti con quella che dovrebbe essere la politica di sicurezza e difesa di un Paese come l’Italia.venerdì 30 novembre 2007
ALL'ACCADEMIA DI MODENA LA CROCE DI NASSIRYA
Era stata costruita dai Lagunari e, nel trasferimento da una base all'altra, stava per andare distrutta: oggi, invece, la Croce lignea di Nassirya è stata ufficialmente collocata all'interno dell'Accademia Militare di Modena "a perenne ricordo dell'impegno e del sacrificio di soldati e civili italiani caduti nell'adempimento del dovere in terra irachena". Ha aggiunto il Generale Francesco Tarricone, Comandante dell'Accademia, "che valga come esempio e monito per le future generazioni di Ufficiali dell'Esercito e dei Carabinieri", che proprio a Modena cominciano la loro carriera in divisa. La Croce di Nassirya, alta più di tre metri, era stata sistemata dai Lagunari del Reggimento Serenissima all'ingresso della tenda adibita a cappella presso White Horse la prima base dei militari italiani a Nassirya. Con il trasferimento del Contingente a Camp Mittica la croce è finita in un deposito, insieme a tanti altri materiali diversi, con il rischio concreto che venisse danneggiata o andasse distrutta. E' stata quindi prelevata dagli uomini del Corpo Militare della Croce Rossa che l'hanno prima custodita in un container e poi ne hanno organizzato il trasferimento in Italia, con la collaborazione del Cappellano della Brigata Friuli. Lo scorso 12 marzo, durante una cerimonia nella Basilica della Santa Casa a Loreto, è stata consegnata all'Esercito che l'ha destinata all'Accademia di Modena. Oggi, in occasione dell'inaugurazione dell'anno accademico, presente il Sottosegretario alla Difesa Marco Verzaschi, c'é stata la cerimonia dello scoprimento della croce installata nel Tempio della Gloria del museo storico dell'Accademia.LA KFOR SI RAFFORZA
La forza della NATO in Kosovo (KFOR) ha rinforzato i suoi effettivi nel nord della provincia, confinante con la Serbia, all'indomani dello scacco a Baden (in Austria) nei negoziati sullo statuto della provincia amministrata a partire dal 1999 dall'ONU. Un'unità di 90 soldati del Contingente USA in Kosovo ha preso ufficialmente quartiere nel campo di Nothing Hill con una breve cerimonia alla presenza del comandante della KFOR, il Generale francese Xavier Bout De Marnhac. La base di Nothing Hill è situata in montagna, vicino la città di Leposavic, a solo 17 km dalla frontiera con la Serbia.
giovedì 29 novembre 2007
IL GENERALE DI SQUADRA AEREA VINCENZO CAMPORINI NUOVO CAPO DI STATO MAGGIORE DELLA DIFESA
Il 29 novembre 2007 il Consiglio dei Ministri ha nominato il Generale di Squadra Aerea Vincenzo Camporini nuovo Capo di Stato Maggiore della Difesa. Il Generale Camporini, che attualmente ricopre l'incarico di Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare, subentrerà all’Ammiraglio Giampaolo Di Paola (al vertice della Difesa dal 10 marzo 2004) che di recente eletto presidente del Comitato Militare della NATO. L'avvicendamento è previsto per il giorno 12 febbraio 2008. Nato a Como il 21 giugno 1946, arruolato in Accademia Aeronautica nel 1965 con il Corso Drago III, il Generale Camporini ha terminato il corso di studi con il grado di Sottotenente nel 1969, conseguendo la laurea in Scienze Aeronautiche presso l'Università degli Studi di Napoli Federico II. Nel 2004 si è laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'Università degli Studi di Trieste. Dopo il brevetto di Pilota Militare ha prestato servizio per molti anni come Pilota F104 Recce presso il 3° Stormo di Villafranca. Ha frequentato il NATO Defense College nel 1977 e nel grado di Tenente Colonnello ha comandato il 28° Gruppo di Villafranca dal 1979 al 1981. Dopo il Corso superiore di Guerra Aerea (1982), è stato assegnato allo Stato Maggiore Aeronautica dove, dal 1983 al 1985, è stato Aiutante di Volo del Capo di Stato Maggiore. Promosso Colonnello nel 1985, ha prestato servizio presso lo Stato Maggiore Aeronautica (4° Reparto Logistica, Ufficio Ricerca e Sviluppo dei Sistemi d'Arma). Nel 1988 ha assunto il comando del Reparto Sperimentale Volo di Pratica di Mare ed è stato il Rappresentante Italiano presso il Comitato Studi sulle Applicazioni Aerospaziali dell'Agard. In seguito, nuovamente allo Stato Maggiore è stato Capo Ufficio Sviluppo Tecnico dei nuovi sistemi d'arma, incluso l'Efa, e Rappresentante italiano nel Programma Naew. Da aprile 1993 ad aprile 1996, da Generale di Brigata, ha assunto l'incarico di Capo del 3° Reparto Piani, Operazioni, Addestramento e Cooperazione Internazionale dello Stato Maggiore Aeronautica. Dall’aprile 1996 ha assunto l'incarico di Ispettore dell'Aviazione per la Marina e dal novembre 1997, già promosso Generale di Divisione Aerea, al novembre 1998 è stato Ispettore per la Sicurezza del Volo. Successivamente ha retto l'Ufficio Generale di Politica Militare dello Stato Maggiore Difesa, poi ridenominato 3° Reparto Politica Militare e pianificazione. Da aprile 2001 a febbraio 2004 il Generale Camporini è stato Sottocapo di Stato Maggiore della Difesa per diventare poi Presidente del Centro Alti Studi della Difesa (marzo 2004), incarico ricoperto fino a settembre 2006. Il 20 settembre 2006 il ha assunto l'incarico di Capo di Stato Maggiore dell'Aeronautica Militare. Il Generale è Pilota con esperienza di volo su 24 differenti tipi di aeromobile, inclusi l'F104, il Tornado, l'AMX, velivoli da trasporto plurimotore ed elicotteri; al 31 dicembre 2006 ha effettuato oltre 2600 ore di volo. Nel 2007 è stato nominato Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. I suoi riconoscimenti e decorazioni includono inoltre la Medaglia Militare Aeronautica di Lunga Navigazione Aerea (oro), la Medaglia Militare al Merito di Lungo Comando (oro), la Croce d’Oro per Anzianità di Servizio (40 anni), l’Onorificenza di Commendatore al Merito della Repubblica Francese, la Medaglia Santos Dumont al Merito della Repubblica del Brasile, il Distintivo d'Onore di Ferito in Servizio e il Diploma Paul Tissandier rilasciato dalla FAI e della Decorazione d'Onore dello Sato Maggiore della Difesa. Il Generale Camporini è membro della Royal Aeronautical Society; è sposato con la signora Silvana e ha una figlia, Marta, e due nipoti.
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